Mercoledì, 28 Gennaio 2015 18:06

Il Fascismo

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Il fascismo
Le radici del fascismo affondano nell’esperienza terribile della Grande Guerra. L’ Italia entrò in guerra nel Maggio del 1915 e per tre anni i fanti italiani conobbero quella che fu la orribile vita di trincea, fatta di lunghissime giornate trascorse nel terrore di un possibile attacco frontale.

Nel dopoguerra ci fu una grande crisimorale a causa di quei grandi interrogativi sul significato di tutti quei sacrifici sopportati, calcolabili in danni materiali e in vite umane.
Un altro fattore che contribuì a destabilizzare la società del dopoguerra fu il mito della <<vittoria mutilata>>, divenuto ben presto il cavallo di battaglia per i nazionalisti, i dannunziani ed i fascisti poi.
Altra causa destabilizzante per gli equilibri socio-politici italiani fu la rivoluzione russa che influenzò profondamente le classi operaie italiane ed a cui seguì il biennio rosso ( 1919-1920 ), periodo in cui l’ Italia sembrò sull’ orlo di una rivoluzione proletaria.
Di tale stato di cose seppe approfittarne abilmente Benito Mussolini, ex socialista ed ex combattente nei Bersaglieri, che riuscì a raccogliere attorno a sé nazionalisti delusi, ex combattenti – soprattutto arditi – e giovani di media borghesia, promettendo ciò che la classe dirigente non era capace di dare.
Ritornato dal fronte, continuò la sua guerra dalle righe del suo giornale <<Il Popolo d’Italia>> contro l’arrendevolezza e l’incomprensione della classe dirigente.
Il 23 marzo del 1919, a Piazza San Sepolcro, Mussolini fondò i Fasci di combattimento e diede ben poca importanza al movimento dei fasci da lui fondato, poichè il traguardo era quello di fondare un vero e proprio partito politico.
Tra il 1919 e il 1920 si ebbe quello che da tutti è chiamato il <<biennio rosso>> e si pensò che anche l’Italia avrebbe attuato una rivoluzione del tutto uguale a quella avvenuta in Russia nel ‘17;  i socialisti organizzarono i lavoratori, delusi dalle fallite promesse del dopoguerra, si ebbero una serie di scioperi a catena, agitazioni di massa e tumultuosi comizi .
In questo periodo si ebbe anche la nascita delle prime <<squadre d’azione>> fasciste, formate da ex combattenti  che si contrapponevano alle <<leghe socialiste>>.
Gli anni che vanno dal ‘19 al ‘21 sono caratterizzati da grandi violenze e da una forte instabilità politica in Italia.
Nel maggio del 1921 si ebbe, in seguito alle elezioni, l’ingresso dei fascisti e dei nazionalisti all’interno della camera;  questo fu un passo decisivo  per la presa del potere.
Nel novembre dello stesso anno, in occasione del III Congresso Nazionale,  Mussolini decise di trasformare i fasci di combattimento in un vero e proprio Partito politico.
Con la creazione del Pnf (Partito Nazionale Fascista) anche le <<squadre d’azione>> assunsero un maggior potere;  come detto, queste erano formate da ex combattenti che dal ‘21 in poi ebbero anche il tacito aiuto delle forze dell’ordine.
Tali squadre, le “camicie nere”, erano organizzate militarmente e vestivano con pantaloni e stivali.
Come già detto, il 1921 fu l’anno in cui le <<squadre d’azione>> spadroneggiarono per tutto il Paese e la classe dirigente non capì la gravità di tale momento, credendo che tali forze sarebbero poi state destinate a rientrare nella legalità.
Era ormai evidente il doppio binario della politica Mussoliniana: quello legale, mediante l’entrata nel parlamento dei fascisti e la continua ricerca di una coalizione di governo forte e quello illegale, attuato dagli squadristi in tutto il Paese.
 La marcia su Roma
Siamo agli inizi degli anni venti e all’interno del neonato movimento fascista qualcuno parla di dare una svolta, una spallata decisiva per far cadere il Governo e prendere il potere; si comincia a parlare della <<marcia su Roma>>.
Mussolini era abbastanza scettico a proposito dell’efficacia di tale marcia, ma decise di costituire un <<quadrunvirato>> formato da Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi, con il compito di preparare le basi di tale prova di forza .
Si susseguirono vari incontri e frenetici preparativi e si racconta anche che Italo Balbo pensò a Gabriele D’Annunzio come leader del movimento fascista, sostituendo il titubante Mussolini,  ma tale operazione fallì.
Il 28 ottobre, vari gruppi di fascisti provenienti da varie parti d’Italia si radunarono e mossero verso Roma; dal sud il gruppo più consistente provenne da Napoli.
Migliaia di giovani si appostarono alle porte di Roma, davanti ai fucili dell’esercito regio.
Il governo chiese lo stato d’assedio, infatti fu convocata subito una riunione alle 6:00 della mattina del 28 ottobre, durante la quale approvarono la proclamazione dello stato d’assedio: <<Il Consiglio dei Ministri delibera ad unanimità di proporre al Re la proclamazione dello stato d’assedio>>.
A questo punto l’ultima parola spettava al Re che, dopo un lungo periodo di incertezza, rifiutò lo stato d’assedio; solo in questo modo i fascisti poterono entrare vittoriosi a Roma.
Si ebbero degli scontri a San Lorenzo, quartiere famoso per il suo sentimento antifascista, dove la colonna provenuta da Tivoli decise di passare.
Nelle prime ore del pomeriggio del 28 ottobre i fascisti, arrivati da tutta Italia, sfilarono davanti al Re.              
E Mussolini? Egli si trovava a Milano, dove ricevette la notizia del successo della marcia e l’invito di recarsi nella capitale per formare il nuovo governo. Infatti, nel primo pomeriggio del 29 ottobre 1922, Mussolini ricevette una telefonata da Polverelli che comunicava al futuro Duce la vittoria della marcia (Balbo negli anni ‘30 lo accusò di aver fatto la rivoluzione per telefono).
L’incontro si ebbe il 30 Ottobre, il Re accolse Mussolini vestito in camicia:  era il più giovane Presidente del Consiglio.
La guerra civile – si diceva – era finita, finalmente il fascismo sarebbe entrato nella legalità.
Si ebbe un governo di coalizione, ovvero composto non esclusivamente da fascisti, ma anche da tre liberali, due popolari, due socialdemocratici e anche esponenti delle Forze Armate.
Subito dopo si ebbero le elezioni (nel 1924) che decretarono il consolidamento del fascismo al potere.
Tali elezioni si svolsero, però, sotto continue violenze da parte dei fascisti; ad evidenziare tale stato di fatto fu Giacomo Matteotti che, il 30 maggio 1924, prese la parola in Parlamento e denunciò tali violenze avvenute addirittura all’interno dei seggi. 
Quello che accadde dopo è ben noto: Matteotti uscì di casa e sul lungotevere Arnaldo da Brescia lo avvicinò una macchina; da quel momento in poi il deputato scomparve. Il corpo senza vita fu ritrovato poco dopo.
Mussolini fu quasi totalmente lasciato solo: alcuni gerarchi pensarono di sostituire ai vertici lo stesso Mussolini e il popolo,  che aveva visto nel Fascismo uno strumento di violenza ma anche l’unico metodo che poteva portare un po’ di tranquillità e di ordine, stracciò le tessere.
L’opposizione a questo punto aveva tutti gli elementi per abbattere il Fascismo, ma commise l’errore di abbandonare la Camera e attuare una vera e propria secessione.
Mussolini decise di avviare quel processo di smantellamento dello Stato liberale e di dare un nuovo corso al proprio regime.
Quello stesso giorno alla Camera, Mussolini sfidò apertamente l’opposizione; egli disse: << L’ art 47 dello Statuto dice : “ La Camera dei deputati ha diritto di accusare i Ministri del Re, e di tradurli dinanzi all’ Alta Corte di Giustizia ” Domando formalmente se in questa Camera o fuori di questa Camera c’è qualcuno che si vuol valere dell’ art. 47>>” Nessuno parlò, mentre dalla parte della Camera occupata dai fascisti si levarono vivissimi prolungati applausi.
Dal 1925 in poi si accelerò anche quello che fu chiamato il <<culto di Mussolini>> che da lì a poco impartì l’ordine di essere chiamato Duce.
Il 1929 fu un anno fondamentale per il fascismo e il suo consolidamento.
Sempre dal punto di vista economico il fascismo intraprese la via dell’ autarchia: tale politica economica si proponeva di mettere l’Italia in condizione di produrre da sola tutto ciò che le occorreva, rendendo così l’economia italiana autosufficiente.
Nacque cosi l’abitudine di usare i surrogati, per tutto, ecco perché chi andava al bar e desiderava un caffè vero, quindi non surrogato, doveva chiedere un caffè - caffè! 
 Il Patto d' Acciaio
Il Patto d’Acciaio venne firmato a Berlino il 22 maggio 1939, portando l’Italia inevitabilmente ad entrare in guerra alleata alla Germania, anche se   Mussolini cerco più di una volta a dissuadere Hitler ad iniziare un conflitto che avrebbe coinvolto tutto il continente .
Mussolini ad un certo punto pensò quasi di schierasi dalla parte anglo-francese.
Il Duce, confidandosi con Ciano, espose la sua maggiore preoccupazione: "se l’Italia dovesse denunciare il Patto, quali assicurazioni avremmo che Hitler non accantonerebbe la questione polacca per saldare il conto con l’Italia?" fonte: (Il Diario di Ciano - 18 agosto 1939 pag, n 330).
Ma Hitler scatenò la Seconda Guerra Mondiale che, presto, portò allo sbarco degli alleati sulle coste siciliane.
L’idea di invadere la Sicilia era nata dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati rispettivamente i nomi in codice di Husky e Brimstone.
Ma la possibilità di un invasione tutta britannica della Sicilia, ovviamente, venne immediatamente esclusa.
Gli Usa non avevano piacere che il mediterraneo divenisse un protettorato inglese; così, dopo aver sconfitto le truppe italo-tedesche ad El Alamein, in Egitto, e dopo il successo dell’invasione del Marocco e dell’Algeria (novembre 1942, "Operazione Torch"), ora che la vittoria in Nordafrica era praticamente completa, bisognava preparare la mossa successiva: penetrare l’Europa; A tale scopo, il 14 gennaio del 1943, fu organizzata la Conferenza di Casablanca, per prendere una decisione comune sul da farsi.
Alla conferenza parteciparono il Primo Ministro W. Churchill e  il Presidente F.D. Roosevelt che, insieme alle alte sfere dei rispettivi eserciti, decisero di aprire un secondo fronte occidentale  sfruttando l Africa come base per l’ invasione.
Obbiettivo dell' attacco era l’Italia, visto che il Paese era ormai giunto ai limiti delle proprie possibilità di resistenza, mentre era sempre più evidente, sia nell'opinione pubblica che nelle alte cariche dirigenti, la sfiducia nella vittoria.
Con lo sbarco degli alleati inizia, per l’Italia e per la popolazione, la fase più tragica di tutto il conflitto, dove la popolazione visse un periodo di fame e di stenti e sottoposta a bombardamenti, questo perché nella seconda guerra mondiale vi è un cambiamento nelle strategie: se la prima era stata una guerra di trincea, dove i civili non erano coinvolti, in questa vi è un ribaltamento e i civili sono pesantemente colpiti da bombardamenti a tappeto, mancanza dei generi alimentari, condizioni di vita estreme e rappresaglie da parte dei soldati.
Il 19 luglio del '43 forze aeree americane bombardarono Roma e Frascati, sedi del comando tedesco, il 24 e il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo , tra cui era presente Galeazzo Ciano, dopo una travagliata riunione, approvava l’ordine del giorno “Grandi”, che stabiliva il ripristino dello Statuto delle libertà costituzionali e, implicitamente, la fine del regime Fascista. Nello stesso giorno, Vittorio Emanuele III convoca Mussolini ordinandone l’arresto e l’internamento: prima nell' isola di Ponza e poi sul Gran Sasso a Campo Imperatore.
A questo avvenimento la popolazione italiana reagì con entusiasmo distruggendo i simboli del vecchio regime, mentre gli antifascisti, progressivamente liberati, riprendevano pubblicamente le loro attività.
Gli italiani ebbero l’impressione che la guerra fosse al suo epilogo,  però furono richiamati subito alla realtà dall' annuncio del nuovo capo di stato, il maresciallo Pietro Badoglio, che rivolse un messaggio alla nazione in cui comunicava la continuazione della guerra.
Nei giorni successivi il nuovo governo prendeva segretamente accordi con gli Anglo-Americani per ottenere una pace separata dai tedeschi e cosi uscire dal conflitto; i tedeschi, insospettiti, fecero giungere in Italia 10 divisioni .
Nel frattempo in tutto il Paese si verificavano bombardamenti a tappeto da parte degli alleati, che causavano distruzione e desolazione.
Il 3 settembre, a Cassiale,  Badoglio firma l armistizio che gli alleati,  preoccupati per un colpo di coda da parte dei tedeschi, annunciarono con qualche giorno di anticipo,  l’8 settembre 1943,  facendo sprofondare tutto il Paese nel caos.
A Roma, dopo il la fuga del Re e di Badoglio, gli ufficiali rimasti,  a cui si uni' anche parte della popolazione, tentarono di organizzare una difesa dai tedeschi, sperando anche in un intervento degli alleati, ma la superiorità delle forze tedesche schiacciò la resistenza italiana .
Alcuni paracadutisti tedeschi liberano Mussolini, portandolo in Germania .
Il Duce afferma di voler riprendere la guerra accanto all'alleato tedesco e proclamò  l' istituzione della Repubblica di Salò.
Per l'Italia è un periodo di divisioni interne: da una parte i repubblichini, fedeli al governo di Salò, e dall'altra i partigiani; per gli uni l'8 settembre costituiva una “vergogna nazionale”, per gli altri era la data della rinascita del Paese.
 Una guerra civile
L'Italia si ritrovò con due fazioni armate: l’esercito della Repubblica Di Salò (rsi), formato da volontari filo fascisti, e la resistenza, sostenuta da volontari operanti sia sulle montagne che nelle città.
Alle azioni partigiane si susseguono rappresaglie da parte dell’esercito fasci/nazzista.
Tra le piu' atroci troviamo La Strage delle Fosse Ardeatine  e la strage di Sant' anna di Stazzema.
La prima fu la reazione dei tedeschi per l’attentato in cui morirono 33 tedeschi , applicando la regola 10 italiani per un tedesco, uccisero 335 fra prigionieri politici e semplici cittadini. L’altra non fu una rappresaglia, ma si trattò di un atto terroristico, di una azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio.
L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.
 Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania
Il legittimo governo retto dal maresciallo Badoglio proclamò decaduta la vecchia alleanza e dichiarò ufficialmente guerra alla Germania, cosi avviò la partecipazione di truppe regolari alla resistenza.
Gli alleati riconobbero l’Italia come “Cobelligerante” e non Alleato come Francia ed Inghilterra.
Nel frattempo truppe americane sbarcavano a Salerno puntando verso Napoli; la cittadinanza insorse e dopo 4 giornate di combattimenti obbligò le truppe tedesche a lasciare la città. Quando gli alleati giunsero alle porte di Napoli, la città era già libera.
La conferenza di Teheran
L'avanzata delle truppe alleate fu di breve durata e ,  agli inizi dell' autunno, furono costrette a fermarsi per alcuni mesi lungo la linea GUSTAV, che aveva il suo capo saldo nella città di Cassino.
Va precisato che il fronte italiano era considerato dagli alleati  secondario; dal punto di vista strategico, per gli angloamericani, bisognava aprire un nuovo fronte nella Francia settentrionale per stringere la Germania in una morsa.
Tale decisione fu presa a Teheran da Roosevelt, Churchill e Stalin.
Per unire la comunità internazionale, il capo di stato russo sciolse  la Terza Internazionale e cosi facendo riuscì a rendere più agevoli i rapporti con gli stati occidentali, fugando ogni sospetto che i partiti comunisti aderenti alla Terza Internazionale operassero sotto il controllo di Mosca.
 Il secondo governo Badoglio
In questo frangente fa rientro in Italia Palmiro Togliatti dopo 18 anni passati in Urss; sotto la direzione del governo russo Togliatti appoggiò il governo Badoglio, con la partecipazione di tutti i partiti del CLN.
Cosi veniva legittimato il partito comunista mediante la nomina a ministri di  alcuni suoi componenti.
Il 12 aprile del 1944 il Re stipulò un accordo in base al quale, al momento della liberazione, sarebbe stato eletto il figlio Emanuele alla carica di “ luogo tenente del regno” e alla fine della guerra indetto un referendum per la scelta fra Monarchia e Repubblica. Cosi fu possibile costituire l’unico governo legittimato dell'Italia liberata, con la partecipazione anche dei partiti del CNL.
 La liberazione
Nella primavera del 1944, ripresa l'avanzata del esercito angloamericano, Badoglio venne sostituito da Ivano Bonomi, capo del comitato di liberazione, che restò in carica per due successivi governi.
I reparti degli alleati, affiancati dai soldati e partigiani italiani, ricominciarono la propria avanzata e ad agosto giunsero a Firenze.
L'avanzata si fermò lungo la linea GOTICA, la seconda linea difensiva tedesca che partiva dall'Adriatico ed arrivava al Tirreno.
Gli alleati avanzano su tutti i fronti: dopo lo sbarco in Normandia, l’avanzata russa e lo sbarco da parte degli inglesi in Grecia, gli anglo-americani sfondano la linea Gotica e conquistano anche la Pianura Padana; le città insorgono e al fianco ai partigiani si liberano prima dell' arrivo degli Alleati.
Il Comitato di liberazione dell' alta Italia assume tutti i comandi, sia civili che militari.
Il 27 aprile Mussolini, nascosto in un camion di una colonna tedesca, viene riconosciuto da un gruppo di partigiani e fucilato; due giorni dopo, il comando tedesco in Italia firma la resa incondizionata.
L' Armata Rossa, avanzando, si trovò davanti i lager tedeschi, dove vennero imprigionati milioni di ebrei e tra loro tantissimi italiani. Tra questi ultimi, ad Auschiwitz, era stato deportato Primo Levi .


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