Mercoledì, 18 Febbraio 2015 06:59

Luigi Pirandello

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Luigi Pirandello
(Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) fu un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.
Nacque il 28 Giugno1867 in località Càvusu vicino Girgenti, luogo che al momento della sua nascita aveva cambiato la sua denominazione originaria in "Caos".

Luigi venne  educato in casa, legge molti libri e ha un amore precoce per il teatro; infatti a soli 12 anni scrive una tragedia “ Barbaro” andata perduta. Il padre  vorrebbe iscriverlo a un istituto tecnico per farsi aiutare a gestire la cava di zolfo di cui era proprietario, ma luigi riesce ad ottenere di frequentare il liceo classico. Nel 1866 si diploma e subito inizia a lavorare nella cava di famiglia; l’anno dopo si iscrive alla facoltà di Lettere a Roma.
Nel 1889 L.P. pubblica il suo primo libro, le poesie Mal giocondo. Poi, dopo un litigio con un professore, va a studiare a Bonn in Germania, dove si laurea in filosofia romanza con una tesi sul dialetto di Girgenti nel 1891. Il periodo di Bonn  è il più sereno della sua vita; infatti ha una relazione sentimentale con Jenny, Il quale Pirandello gli dedicherà il suo secondo volume poetico nel 1891 Pasqua di Gea.
Nel 1892 si trasferisce a Roma. Quando il padre gli propone in sposa Maria Antonietta Portulano,  figlia di un socio in affari, Luigi accetta e finisce per innamorarsi della ragazza e nel 1894 si sposa. Nello stesso periodo esce la prima raccolta di novelle , Amore senza amore.
Nel 1895 nasce il suo primo figlio Stefano, poi nel 1897 Rosalia e infine Fausto nel 1899, alla nascita del terzo figlio Maria Antonietta ha una crisi di nervi.
Dal 1897 Pirandello insegna lingua e letteratura italiana alla facoltà di Magistero non perché ami insegnare ma ha bisogno di uno stipendio. Intanto pubblica l’atto unico Epilogo e il romanzo L’esclusa nel 1901.
Nel 1903, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico. Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta  resto paralizzata per sei mesi. Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata nelle gambe, Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere, Pirandello diventa un autore di punta della casa editrice Treves.
L'idea politica di fondo di Pirandello era legata al patriottismo risorgimentale. Una sua lettera apparsa nel 1915 sul Giornale di Sicilia testimonia gli ideali patriottici della famiglia, proprio nei primi mesi dallo scoppio della Grande Guerra durante la quale il figlio Stefano fu fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso nel campo di concentramento di Pian di Boemia. Pirandello non riuscì a far liberare il figlio malato neppure con l'intervento del papa Benedetto XV. Nello stesso anno muore la madre di Pirandello e la moglie peggiora.
Pirandello inizia a scrivere anche per il cinema il romanzo Si gira nel 1915 nello stesso anno mette in scena una commedia in tre atti intitolato Se non cosi.
Il 10 Maggio del 1921 di Dario Niccodemi mette in scena al teatro Valle di Roma Sei personaggi in cerca d’autore.  E’ un clamoroso fisco. Però a settembre al Manzoni di Milano la stessa dramma ottiene un trionfo.
Il 24 Febbraio 1922 ottenne un grande trionfo con l’opera Enrico IV.
I grandi successi del 1921 e ‘22 segnarono la nuova dimensione internazionale di Pirandello che nel 1923 si recò a Parigi e a New York per la presentazione delle sue opere.
Nel 1925 ottenne la direzione artistica del “Teatro d’Arte” di Roma dove scritturò l’attrice Marta Abba per tutte le sue future rappresentazioni teatrali. Venne poi invitato ad Hollywood per le riprese di “Come tu mi veni” tratto dall’omonima commedia interpretato da Greta Garbo.
In quel periodo pubblico Uno, Nessuno, Centomila.
Nel 1924 il quotidiano L'Impero pubblicò un telegramma inviato da Pirandello a Mussolini:
    « Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l'E.V. mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenermi il posto del più umile e obbediente gregario. Con devozione intera »

Nel 1925 Pirandello è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile. L'adesione di Pirandello al Fascismo fu per molti imprevista e sorprese anche i suoi più stretti amici.
Una motivazione addotta per spiegare tale scelta è che il fascismo lo riconduceva a quegli ideali patriottici e risorgimentali di cui Pirandello era convinto sostenitore, anche per le radici garibaldine del padre. Pirandello vedeva, secondo questa tesi, nel Fascismo la prima idea originale post-risorgimentale, che doveva rappresentare la "forma" nuova dell'Italia destinata a divenire modello per l'Europa.
Potrebbe apparire un punto di contatto tra Pirandello e il fascismo il sostenuto relativismo filosofico di entrambi. In realtà ben diverso è il relativismo morale fascista fondato sull'attivismo soreliano e il relativismo esistenziale pirandelliano che si richiama all'originario movimento scettico-razionale europeo della fine del XIX secolo e l'inizio del XX.
Un altro movente più pragmatico della sua iscrizione al partito fascista potrebbe essere ricercato nella creazione nello stesso periodo della sua nuova compagnia teatrale, che avrebbe così avuto il sostegno del regime e le relative sovvenzioni.
In ogni caso non sono infrequenti suoi scontri violenti con autorità fasciste e dichiarazioni aperte di apoliticità: « Sono apolitico: mi sento soltanto uomo sulla terra. E, come tale, molto semplice e parco; se vuole potrei aggiungere casto...» Clamoroso è il gesto del 1927, narrato da Corrado Alvaro (e riportato da G. Giudice nel suo saggio), in cui Pirandello a Roma strappa la sua tessera del partito davanti agli occhi esterrefatti del Segretario Nazionale.
Nel 1935, in nome dei suoi ideali patriottici, partecipa alla raccolta dell'"oro per la patria" donando la medaglia del premio Nobel ricevuto l'anno prima. La critica fascista non sempre esaltava le opere di Pirandello, spesso considerandole non conformi agli ideali fascisti: vi si vedeva una certa insistenza e considerazione di quella borghesia altolocata che il fascismo formalmente condannava come corrotta e decadente. Gli arzigogoli filosofici dei personaggi dei drammi borghesi pirandelliani erano considerati quanto di più lontano dall'attivismo fascista
Anche dopo l'attribuzione del Nobel parecchi lavori furono accusati dalla stampa di regime di disfattismo tanto che anche Pirandello finì tra i "controllati speciali" dell'OVRA.
Nel 1934 ottenne il premio Nobel per la Letteratura e 2 anni dopo si ammalò di polmonite che lo portò alla morte nella sua casa romana durante le riprese de “il Fu Mattia Pascal”.
Pirandello morì lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale, I giganti della montagna.
Il regime fascista avrebbe voluto esequie di Stato. Vennero invece rispettate le sue volontà espresse nel testamento: "Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi". Per sua volontà il corpo fu cremato, per evitare postume consacrazioni cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono portate nella sua tenuta di contrada "Caos" e solo dopo un po' di anni furono incassate in una scultura monolitica.
Punto fondamentale del pensiero di Pirandello è il rapporto dialettico tra vita e forma. La vita pur essendo morbida e fluida tende a immedesimarsi in una sola forma in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscirne per assumere altre nuove forme senza però trovare mai la pace desiderata.
Da questo rapporto deriva il relativismo psicologico che si può suddividere in 2 parti differenti: il relativismo psicologico verticale ed orizzontale. Il primo riguarda il rapporto dell’individuo con se stesso mentre nell’altra riguarda il rapporto dell’individuo con gli altri. Il rapporto dell’individuo con gli altri è rappresentato molto bene ne “IL FU MATTIA PASCAL” mentre il rapporto dell’individuo con se stesso viene rappresentato nel romanzo saggio “UNO, NESSUNO E CENTOMILA”.
Uno, nessuno e centomila:
•    Uno: perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari;
•    Centomila perché l'uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano;
•    Nessuno perché, paradossalmente, se l'uomo ha 100.000 personalità invero non ne possiede nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo vero "io".
Pirandello scrisse sette romanzi:
•    L'esclusa - 1901
•    Il turno - 1902
•    Il fu Mattia Pascal - 1904
•    Suo marito (Giustino Roncella nato Boggiolo) - 1911
•    I vecchi e i giovani - 1913
•    Quaderni di Serafino Gubbio operatore - 1925 (1916, prima versione)
•    Uno, nessuno e centomila – 1925
Le raccolte di poesie sono:
•    Mal giocondo, Libreria Internazionale Lauriel, Palermo, 1889
•    Pasqua di Gea, dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci - Libreria Editrice Galli, Milano, 1891
•    Pier Gudrò, Voghera, Roma, 1894
•    Elegie Renane, il cui modello sono le Elegie Romane di Goethe - Unione Cooperativa Editrice, Roma, 1895
•    Elegie Romane (traduzione da Goethe), Giusti, Livorno, 1896
•    Zampogna, Società Editrice Dante Alighieri, Roma, 1901
•    Scamandro, Tipografia Roma, Roma, 1909
•    Fuori di chiave, Formiggini, Genova, 1912

Letto 1069 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Febbraio 2015 07:03
Lucass

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