Venerdì, 14 Giugno 2019 07:42

Parere Di Diritto Civile

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A.T.P.O. ex art. 445 bis c.p.c. Parere

(Indennità di accompagnamento)

Il Sig. Caio, affetto da carcinoma del lobo polmonare inferiore destro, in corso di trattamento chemioterapico, per un lasso di tempo molto lungo come da protocollo terapeutico, chiedeva di essere sottoposto ad accertamento dell’invalidità civile, delle condizioni visive e della sordità (art. 20 comma 1 L. 102/2009 – art.18 comma 22 L.111/2011). Chiedeva altresì di essere sottoposto ad accertamento dello status di handicap (art 104 L.05/1992 - art. 20 comma 1 L. 102/2009 – art.18 comma 22 L.111/2011). A tal fine presentava regolari domande all’INPS a mezzo patronato. Nonostante la visita medica presso Istituto Nazionale Previdenza Sociale a cui il soggetto in questione si presentava a seguito di regolare convocazione, questi veniva riconosciuto invalido ultrasessantacinquenne con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni ed i compiti propri della sua età con un invalidità grave del 100%, ma non gli veniva riconosciuta l’indennità di accompagnamento. Caio, pertanto, si rivolge al proprio avvocato, chiedendogli un parere sulla possibilità di impugnare il verbale della commissione medica e vedersi riconosciuta l’indennità di accompagnamento.

La corretta valutazione dell’odierna fattispecie non può prescindere dalla preventiva disamina dell'indennità di accompagnamento e della disciplina del Ricorso ex art. 445 bis c.p.c., nello specifico contro l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale.

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L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica, erogata a domanda, a favore degli invalidi civili totali a causa di minorazioni fisiche o psichiche per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

Si tratta di una prestazione di natura assistenziale e come tale non richiede requisiti assicurativi e reddituali specifici. Pertanto, è concessa a tutti i soggetti che si trovano nelle condizioni di bisogno sopra descritte.

L’assegno per l’anno 2019 in via provvisoria è pari a 516,35 euro per 12 mensilità e, così come le altre prestazioni di natura assistenziale è esente da IRPEF. E’ cumulabile con tutti i trattamenti assistenziali e previdenziali (pensioni dirette o indirette) erogate dagli enti di previdenza obbligatori ed è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

L' art. 38, comma 1, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modif., in l. 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel codice di procedura civile l'art. 445-bis, che prevede, quale condizione di procedibilità nelle controversie in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, disciplinati dalla legge 12 giugno 1984, n. 222, l'esperimento di un accertamento tecnico preventivo obbligatorio art. 445 Bis. Ai sensi dell'art. 38, comma 2, del medesimo d.l. 98, la disposizione entrerà in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2012.

L'art. 445 bis c.pc. Prevede, infatti,che “ chi intende proporre in giudizio domanda per il riconoscimento dei propri diritti presenta con ricorso al giudice competente ai sensi dell'art. 442 c.p.c, istanza di accertamento tecnico per la pretesa fatta valere. Il giudice procede a norma dell'art. 696 – bis c.p.c., in quanto compatibile nonché secondo le previsioni inerenti all'accertamento peritale di cui all'art. 10, comma 6-bis, D.L. 2003/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2005, e all'art. 195>>.

Si tratta di uno strumento che mira a perseguire le medesime finalità deflattive già oggetto dell'istituto della "consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite", previsto dall'art. 696 bis c.p.c., le cui disposizioni, ove compatibili, sono ad esso espressamente dichiarate applicabili.

Ai sensi del 1° comma dell'art. 445 bis l'istanza di ATP si propone con ricorso proposto avanti al tribunale del lavoro nel cui circondario risiede il ricorrente.

Da un attento studio si rilevava che sebbene la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con Sent. n. 25569/2008 si è pronunciata in modo da stabilire che non spetta l'indennità di accompagnamento di diritto ai malati di cancro sottoposti a chemioterapia devastante e ciò anche se durante i ricoveri e i day hospital versano in condizioni veramente difficili che li costringe ad essere sempre accompagnati da un familiare. Precisa che in caso di trattamento chemioterapico, per il riconoscimento dell’indennità, si deve esaminare caso per caso se esso comporti, per gli alti dosaggi e per i loro effetti sul singolo paziente, anche per il tempo limitato della terapia, le condizioni previste dall'art. 1 legge 11 febbraio 1980 n. 18.

L'indennità di accompagnamento spetta alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o ad altre terapie in regime di day hospital perché, tuttavia,sussistano i requisiti previsti dalla legge, ovvero l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o la necessità di assistenza continua nel compimento degli atti quotidiani della vita. Il diritto a percepire tale indennità può essere collegato alla patologia oncologica, ma non ne è conseguenza imprescindibile. La suprema Corte ha stabilito il diritto per le persone malate di cancro e che seguono un trattamento chemioterapico o radioterapico particolarmente debilitante, di ottenere l'indennità di accompagnamento anche se per un breve periodo. Infatti, a parere della suprema Corte “ nessun normativa vieta il riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento anche per brevi periodi”.

Sullo stesso argomento su cui si è pronunciata la Cassazione con la sentenza sopracitata si è pronunciata la Corte d’ Appello di Bari il 01/03/2018 sancendo che, in caso di trattamento chemioterapico, ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento, occorre accertare in concreto se esso comporti le condizioni previste dall'art. 1 della l. n. 18 del 1980, avendo riguardo alla tipologia dei dosaggi dei medicinali somministrati, ai relativi effetti sul paziente ed al tempo di durata della terapia, soprattutto nel caso in cui un soggetto invalido al 100% si sottoponga a diversi cicli di chemioterapia che determinino effetti collaterali, questi ha diritto a percepire l’indennità di accompagnamento per il periodo in cui si trova costretto a sottoporsi alle cure.

Alla luce di quanto esposto, gli consiglierei a Caio di impugnare il verbale della commissione medica sul mancato riconoscimento dell'indennità di accompagnamento, proponendo ricorso per accertamento preventivo.

                                                                                                                      
Dott. Roberto Paceco
Dott.ssa Sara Gerace
                                                                                           
 
Letto 616 volte Ultima modifica il Lunedì, 01 Luglio 2019 06:10
Lucass

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