Venerdì, 22 Novembre 2019 10:15

Parere Di Diritto Penale ( Corruzione)

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PARERE DI DIRITTO PENALE

Caio, operatore sanitario della Azienda Sanitaria locale, presta servizio presso il presidio ospedaliero Alfa nella sede decentrata a 40 km circa dalla sua residenza, mentre la sede centrale dell’ASP è a pochi km dalla sua abitazione. Caio, va a trovare suo cugino Tizio il capo del settore personale dell’ASP, e fa una proposta a suo cugino. Gli promette una somma di denaro in cambio dell'emanazione di una delibera che, per esigenze di servizio. Disponga il suo trasferimento presso la sede centrale dell’ASP.
 Tizio dopo qualche giorno, accetta l’offerta di Caio ed i due si accordano affinché il pagamento avvenga, con modalità predefinite, successivamente al trasferimento.
Dopo qualche giorno dell’avvenuto trasferimento di Caio presso la sede centrale dell’ASP, Tizio riceve una telefonata dal suo amico Sempione.Il quale lo mette a conoscenza del fatto che il cugino Caio ha riferito a più persone che il suo trasferimento è avvenuto grazie all’amicizia e altro… Tizio, nel sospetto di essere scoperto, si confida con un avvocato, chiedendogli un parere sui possibili profili di responsabilità in conseguenza della sua condotta.
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La corretta valutazione della condotta di Tizio, non può prescindere dalla preventiva disanima dei reati contemplati agli articoli 318 e ss. c.p. e in generale, dei delitti contro la Pubblica Amministrazione.
Oggi quando si parla di beni penalmente tutelati non si parla, come poteva avvenire prima dell’avvento della costituzione della tutela di entità astratte che hanno una loro ragion d’ essere a prescindere dei diritti dai cittadini, cioè una tutela dello Stato come se fosse un’entità a sé stante addirittura contrapposta al cittadino inteso come suddito. Si tratta piuttosto di una tutela dei diritti del cittadino, che ha l’interesse a che il patrimonio pubblico sia gestito in maniera efficiente ed imparziale. La tutela della Pubblica Amministrazione è, quindi, intesa non come tutela di prestigio astratto dell’entità Stato, ma tutela di interessi del cittadino.
Il reato previsto dall’art. 318 c.p. Rubricato “Corruzione per l’esercizio della funzione” punisce il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, prevedendo la pena della reclusione da uno a sei anni.
Nel caso di specie, la condotta di Tizio integra (perfettamente) la fattispecie di Corruzione per l’esercizio della funzione: Tizio accettando la proposta di Caio, indebitamente riceve denaro in cambio di un atto d'ufficio da lui compiuto.
Il reato previsto dall’art. 319 c.p. rubricato “Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio” il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni.
Nel caso di specie (la condotta di) Tizio omette di attivare il procedimento della mobilità obbligatoria in caso di trasferimento in altro presidio, interna del personale attraverso la pubblicazione all’Albo Pretorio rivolto a tutto il personale in servizio in possesso dei requisiti per la copertura del posto in mobilità. Tale condotta integra il reato previsto dall’art. 319 c.p.
L'art. 320 c.p. specifica che i delitti di corruzione di cui agli artt. 318 e 319 si applicano anche all'incaricato di pubblico servizio, ovvero, ai sensi dell'art. 358, a coloro che svolgono un'attività caratterizzata dall'esercizio della pubblica funzione
Il reato è ritenuto particolarmente grave, poiché lede sia il buon andamento della pubblica Amministrazione sia il patrimonio della stessa, leso da un soggetto, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che dovrebbe svolgere i suoi compiti in favore della collettività.
Il delitto di Corruzione ha, in qualche modo un parallelismo necessario con il reato di Concussione (art. 317 c.p.), poiché le due condotte sono simili, ma non sono affatto identiche.
La differenza tra corruzione e concussione risiede principalmente nella posizione che ricoprono le persone che commette l’illecito.
Nel reato di corruzione viene in evidenza la natura plurisoggettiva del reato, in cui elemento costitutivo è l'incontro delle volontà delle parti su un piano di parità; al contrario nella concussione (art. 317), il pubblico agente agisce in una veste di supremazia rispetto al privato.
Nel caso di specie la condotta di Tizio, che, dispone il trasferimento di Caio, e omette di attivare il procedimento della mobilità interna del personale, presso la sede centrale dell’ASP, in cambio di una somma di denaro per l’esercizio dei suoi poteri, integra i reati di cui agli artt. 318 e 319.c.p.
La Suprema Corte con sentenza del 07/07/2016 n. 40237 afferma che:
in tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, con episodi sia di atti contrari ai doveri d'ufficio che di atti conformi o non contrari a tali doveri, configura l'unico reato, permanente, previsto dall'art. 319 cod. pen., con assorbimento della meno grave fattispecie di cui all'art. 318 stesso codice.
Alla luce di quanto esposto, è possibile ritenere che Tizio possa essere chiamato a rispondere per il reato di corruzione previsto dall’art. 319 c.p.
                                                                                                                                                                                                      
                                                                                                                                                                Dott. Roberto Paceco
                                                                                                                                                                     
Letto 69 volte Ultima modifica il Venerdì, 22 Novembre 2019 10:29
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